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Il sogno di Massimo Troisi continua…

troisi

A pochi giorni dalla fine del Troisi Festival, che si è tenuto a Morcone, nel Sannio, dal 26 al 30 agosto, si continua a vivere l’atmosfera magica che si è creata in quei giorni, sia in scena sia dietro le quinte. ‘Emotività’ è stata la chiave dell’evento. “Un artista, di qualsiasi genere, deve emozionare, deve emozionarsi e trasmettere emozione”. Così Luigi Troisi, presidente della giuria del Troisi Festival, composta da otto persone che si sono incastrate alla perfezione tra di loro.

Luigi, certamente, non è semplicemente “il fratello di Massimo”, ma è un poeta, un maestro di vita e di saggezza. La sua arte la trasmette con gli occhi, melanconici nel ricordare il fratello, profondi come i fondali marini quando l’emotività sale nella gola e brillanti quando il sorriso arriva spontaneo. “Massimo non è stato mai toccato dal divismo. Tutto quello che faceva lo faceva con spontaneità. Era vero. E in un attore è importante la tecnica, ma soprattutto la spontaneità”. Luigi Troisi ci tiene a sottolineare che questa non è un’intervista, ma “una chiacchierata”. “Solo così può uscire la verità. Racconto e non invento”.

A freddo, ora qual è il tuo commento sul Festival?
Essendo un pigro di natura, spesso non esco di casa, mi piace restare nel mio studiolo, concentrato sulle mie cose, avevo paura a trovarmi cinque giorni fuori dal mio mondo. Ma ho accettato, sono stato incosciente, e ne sono felice perché ho trovato una famiglia, degli amici. Se non avessi partecipato avrei perso qualcosa di prezioso, di speciale.

E tra i giovani che si sono esibiti cosa hai trovato?
Sei o sette di loro sono già dei professionisti, hanno tutte le potenzialità e le qualità di diventare artisti: la cadenza adatta, il ritmo. Manca loro solo la condizione giusta.

Essere al posto giusto nel momento giusto è fondamentale?
Mio fratello ha cominciato per caso. Sostituì un attore, che si sentì male, in una commedia di De Filippo, ‘Napoli milionaria’. Massimo era timido, ma accettò e lo fece talmente bene che fu quella la scintilla per continuare. Il talento lo aveva dentro.

Cosa hai provato nel sentire nominare Massimo così tante volte in pochi giorni?
Bastava sentire il suo nome e sentivo dentro di me la commozione che saliva. E poi, mi è dispiaciuto pensare che tra i giovani che si sono esibiti molti di loro non erano neanche nati quando Massimo era all’apice della sua carriera ed essendo morto così giovane non hanno avuto l’occasione di conoscerlo. Ma nonostante questo sentivo che erano tutti innamorati di lui. Hanno avuto lo spirito giusto, quello che sarebbe piaciuto a Massimo, parlavano il suo linguaggio. Lui era il napoletano simpatico, non quello sguaiato che urla, ma quello piacevole. E così è stata l’atmosfera in tutte le serate. Ho anche riacquistato amore per una certa gioventù: quella sana, pulita.

Se Massimo fosse stato vivo non ci sarebbe stato il Festival, ma sicuramente il cinema italiano e internazionale avrebbe giovato della sua presenza sullo schermo. Ma se lui fosse stato con voi lì?
Ma Massimo era lì con noi. La sua presenza l’ho avvertita. Non è stata una commemorazione, ma una festa assieme a lui. Comunque, a lui sarebbe piaciuto partecipare a un evento del genere. È stata un’opportunità per i giovani di esibirsi e farsi valutare, apprezzare, applaudire. E Massimo voleva proprio questo: far conoscere i talenti italiani. Lui non amava gli eventi pomposi, era semplice. Sono contento che non sia stata una vetrina di lussi e sfarzi e un palco dove i politici locali potessero sfruttare l’evento per esibirsi in comizi. Infatti, è stato bello vedere il vicesindaco (una bellissima ragazza, ndr) togliersi la fascia ed essere una dei giovani.

Cosa sogni per il futuro del Festival?
Vorrei che rimanesse sempre la stessa giuria, che diventasse un gruppo permanente. C’era intesa tra di noi. Si è formata alchimia, come una famiglia che si vuole bene. Anche fuori dalle scene, durante il giorno nelle gite attorno al paese e a mangiare tutti insieme, abbiamo creato tanta allegria. E io che non sono un buongustaio che non sta tanto tempo a tavola, ho apprezzato trascorrere ore e ore assieme al gruppo di nuovi amici, anche grazie all’ottimo cibo dello chef Nazzareno della trattoria “Gatta Cenerentola”, anche mensa del centro di igiene mentale del paese e nella trattoria ci lavorano (pagati) come cameriere alcune delle pazienti.

Sembra un film…
Non è facile fare il fratello di Massimo. Mi sembra, a volte, di sfruttare il suo nome, ma ne sono fiero.

Massimo Troisi, infatti, disse “Ricordatevi di me”.
Sì, il cuore lo ha lasciato ma tanti altri cuori lo hanno adottato. E se sei amato non puoi morire.

***
La giuria, affiatata e in armonia, ha apprezzato con cuore e calore i nuovi talenti che si sono esibiti, con spontaneità e talento. Dai vincitori del Premio Troisi New talent diviso in tre categorie: per quella degli attori ha vinto Mariangela Calia con un brillante monologo di Lella Costa, “Coincidenze”, per i cabarettisti un sorprendente 17enne, Vincenzo Comunale di Napoli, che si è esibito con “Una famiglia quasi tradizionale” e per i cantanti una strepitosa Laura Leo che con una grande carica ha interpretato “Simply The Best” di Tina Turner. Il Premio della Critica è stato assegnato a Marida Longo, che aveva raccolto l’applauso più lungo del pubblico, emozionandolo con “La Voce del Silenzio”, ma per un solo punto non aveva superato il turno. IL Premio Lab è andato a Roberto Calvo, un attore pugliese che ha commosso (e si è commosso nel corso di tutta la kermesse e nel ricordarlo commuove anche ora l’autore di questo pezzo) con il discorso dello schiavo di Silvano Agosti. Una standing ovation va alla ‘coach’ e regista Natascia Bonacci, un contralto che fa venire i brividi, assieme al direttore musicale Carmen Rizzello e all’organizzatore e direttore artistico Antonio Parciasepe. Tra gli ospiti al Festival c’era anche Carlo delle Piane che ha ricevuto il Premio Troisi alla Carriera, mentre il Premio delle nuove generazioni è stato consegnato a Laura Schettino, attrice napoletana versatile, dalla vena comica e drammatica e che vedremo da dicembre al cinema nel nuovo film di Pieraccioni. E la sua bellezza, il suo charme, nonché il portamento le danno il physique du rôle per interpretare una “Carrie” in un’eventuale versione all’italiana di Sex & The City. Il Premio Popular Actor è stato assegnato al cabarettista Nino Taranto e da una serie di attrici tra cui Iris Peynado, che ricordiamo al fianco di Massimo Troisi in “Non ci resta che piangere”. Un premio personale va al cibo morconese, semplice, naturale, fresco come la gente e l’atmosfera dei paesaggi, grazie anche a Nazzareno della trattoria “Gatta Cenerentola”. Quest’ultima è, tra l’altro, la mensa del centro di igiene mentale del paese e qui ci lavorano come cameriere alcune delle pazienti. E dulcis in fundo, “last but not least” come direbbe il presidente del Festival Clarissa Burt, rimasta incastrata a Los Angeles, l’applauso più sentito va alla colonna sonora live del festival creata dalla Allerija band, sette elementi, di cui un’eccezionale trombettista donna e un bassista dai movimenti swing. Un sound blues dai ritmi partenopei, con voci potenti e calde come il sole del Sud. E poi, quella chitarra giovane e sorridente, toccata come le curve di una donna mediterranea che balla una “tammurriata” rivisitata. In nomen omen, gli Allerija hanno dato senz’altro “allegria”.

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